
Il browser ti riconosce senza cookie: prova il fingerprinting
Canvas, audio e impostazioni possono rendere riconoscibile il browser. Un laboratorio locale per misurare cosa resta stabile e verificare le difese.
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Canvas, audio e impostazioni possono rendere riconoscibile il browser. Un laboratorio locale per misurare cosa resta stabile e verificare le difese.
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Kali 2026.2 aggiorna desktop, kernel, APT e immagini VM. Il punto non è installare mille tool: è costruire un laboratorio pulito per HTB, Metasploit e CTF.
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PamStealer imita un'app macOS e valida la password con PAM: il furto non sembra un errore, sembra una normale richiesta di sistema.
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Carte contactless, badge, chiavi digitali e wallet: il pickpocket 2.0 non è magia nera, ma una superficie radio da capire senza panico.
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Nome, username, email, PDF dimenticati e archivi web: la tua identità pubblica non è una pagina, ma una rete di frammenti che oggi l'AI collega molto più in…
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Nel marzo 2017 furono corrette vulnerabilità nei client web di WhatsApp e Telegram. Il problema era la gestione degli allegati, non ogni fotografia.
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L’analisi Talos del 2017 mostrò un canale di comando via DNS TXT e PowerShell. Fileless non significa invisibile o privo di tracce.
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AnC nel 2017 inferiva indirizzi tramite tempi di accesso alla cache. Non permetteva a JavaScript di scrivere nelle page table né equivaleva a controllo del…
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Il caso Jägerwirt del 2017 colpì i sistemi dell’hotel e l’emissione di chiavi. La struttura smentì che gli ospiti fossero rimasti bloccati.
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Le injection nei client FTP del 2017 richiedevano specifiche condizioni. Non bastava aprire una qualsiasi app per superare ogni firewall.
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Se vi capita di imbattervi in un sito con tutti caratteri confusi, che vi chiede di aggiornare il pacchetto dei font … semplicemente non fatelo, è una trappola!
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Cloudbleed poteva esporre frammenti di memoria nelle risposte HTTP. Il bug del 2017 non equivaleva alla fuga delle chiavi TLS dei clienti.
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Un hotspot malevolo può osservare traffico non cifrato e favorire il phishing. Non legge automaticamente tutto lo smartphone.
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Il caso CloudPets del 2017 mostrò i rischi di raccogliere audio dei bambini nel cloud senza protezioni adeguate.
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Nel 2017 Dridex 4 adotta una variante di AtomBombing. Una tecnica di iniezione evasiva, non la prova di un malware impossibile da rilevare.
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Il phishing Gmail del 2017 usava data URL che mostravano il nome di Google senza collegarsi al suo dominio. Come riconoscere il trucco.
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Il caso del 2017 mostra come un modulo possa richiedere più dati di quelli visibili. Browser, versione e tipo di informazione fanno la differenza.
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Switcher usava Android per tentare l’accesso a router vulnerabili a credenziali deboli. DNS alterati non rompono automaticamente HTTPS.
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Il caso Shift+F10 riguardava specifici aggiornamenti di Windows 10 con protezione BitLocker sospesa. Non era una rottura universale della cifratura.
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L’attacco del novembre 2016 interruppe molte connessioni Telekom. I router colpiti si bloccarono, ma secondo l’operatore non entrarono nella botnet.
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Gooligan sottraeva token su dispositivi Android compromessi. I numeri del 2016 e le funzioni osservate non descrivono una minaccia identica su ogni telefono.
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La ricerca sui pagamenti del 2016 individuò limiti nei controlli fra più esercenti. I “sei secondi” non descrivono ogni carta o ogni transazione.
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Nel 2016 ESET analizzò Stegano: annunci con codice nascosto nei pixel e attacchi a browser vulnerabili. Esposizione non significa infezione.
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Lo studio WindTalker del 2016 analizzava variazioni radio per inferire tasti numerici. Hardware, addestramento e risultati limitano la generalizzazione.
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Il caso Siri e VoiceOver del 2016 richiedeva accesso fisico e condizioni specifiche. Un bypass della schermata di blocco non rende inutile il codice.
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Nel 2016 falsi video ed estensioni accompagnavano una campagna via Messenger. Un SVG non esegue script in ogni contesto di visualizzazione.
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L’inchiesta del 2016 su Web of Trust mostra perché una cronologia può identificare una persona anche senza nome e cognome.
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La ricerca del 2016 sui login mobili mostrava errori di integrazione. OAuth autorizza; OpenID Connect aggiunge un livello standard di autenticazione.
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La campagna Svpeng sfruttava pubblicità e download ingannevoli su Android. Il file APK scaricato non era automaticamente installato ed eseguito.
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Drammer mostrò un’escalation di privilegi su alcuni dispositivi Android. L’hardware e le mitigazioni contano: non era “root per tutti”.
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MBRFilter bloccava le scritture al settore iniziale del disco. Una difesa mirata contro alcuni attacchi, non contro ogni ransomware.
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La variante Acecard del 2016 usava schermate false per raccogliere carta, documento e selfie. Come distinguere la richiesta dal contesto che la rende sospetta.
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La ricerca enSilo del 2016 descriveva una tecnica di process injection con atom table e APC. Prerequisiti e limiti delle difese.
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La campagna StrongPity del 2016 colpì anche utenti italiani attraverso installer manomessi. Provenienza e firme vanno controllate insieme.
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Logjam e la ricerca del 2016 sui primi con trapdoor sono risultati diversi. Cosa dimostrarono davvero su Diffie-Hellman e cosa restava un’ipotesi sulla NSA.
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La vecchia segnalazione Eko descriveva falsi video che chiedevano un plugin. I permessi del browser e le sessioni contano quanto la password.
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Come agiscono i ransomware e perché pagamento, antivirus e copie sincronizzate non garantiscono da soli il recupero dei dati.
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La ricerca sul piggybacking dei flussi audio e video e i limiti di OverSight: una spia accesa indica attività, non identifica tutti i processi che la usano.
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Una VPN protegge un tratto della connessione e cambia l’IP visibile, ma non garantisce anonimato. Correzione della recensione NordVPN del 2016.
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Una copertura opaca protegge dalle riprese della webcam. Audio, permessi e dispositivi compromessi richiedono controlli separati. Correzione del testo del 2016.
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CVE-2016-8332 riguardava il parsing di JPEG 2000 in OpenJPEG. Serviva un’applicazione vulnerabile: il semplice download non equivaleva a infezione.
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Una porta USB può trasportare dati oltre alla corrente. Il rischio dipende da autorizzazioni, impostazioni e vulnerabilità del dispositivo.
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Il caso OVH del 2016 mostra il rischio delle botnet IoT. Controlli, aggiornamenti e password utili senza diagnosi automatiche.
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Come valutare un password manager: sicurezza del vault, recupero, dispositivi e gestione degli accessi. Le offerte e la classifica del 2016 sono storiche.
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Una password distinta per servizio limita il credential stuffing. Perché cambiare pochi caratteri ogni sei mesi non è una difesa e cosa protegge un vault.
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Gli abusi della segnalazione telefonica possono esporre codici SMS, ma non garantiscono accesso a qualsiasi account o conversazione.
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Audio delle ricerche, telefonate e cronologia Google: come distinguerli e quali limiti ha la cancellazione da My Activity. Articolo del 2016 corretto.
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La raccolta della posizione dipende da servizi e impostazioni. Come distinguere Timeline, attività dell’account e personalizzazione pubblicitaria.
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